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Procedure di assunzione, fase B. Pubblicato in G.U. l'avviso

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E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale- Concorsi ed esami n. 66 del 28/8/2015 l' avviso relativo alle procedure di assunzione del personale docente - Fase B. In esso si prevede che:

  • le proposte di assunzione saranno disponibili su Istanze OnLine dalle ore 00.01 del giorno 2 settembre 2015
  • i docenti destinatari dovranno accettare la nomina entro le ore 24.00 del giorno 11 settembre 2015, utilizzando esclusivamente le funzioni appositamente predisposte su Istanze OnLine
  • la mancata accettazione della proposta comporta l'esclusione dal piano straordinario di assunzioni (conseguentemente non si riceveranno successive proposte di nomina) e la cancellazione da tutte le graduatorie nelle quali si è inseriti (GaE e concorso ordinario).

Ricordiamo inoltre che:
il personale che ha accettato la nomina dovr? successivamente scegliere la scuola di servizio dal 12 al 15 settembre sulla base del calendario che sarà fissato dall'Ufficio territoriale della provincia assegnata per coloro che risultano già destinatari di supplenza annuale o fino al 30 giugno è prevista la decorrenza giuridica dell'assunzione a tempo indeterminato al 1° settembre 2015 e il differimento dell'assunzione del servizio nella provincia assegnata al 1° settembre 2016 (per i titolari di supplenza annuale) o al 1° luglio 2016 ( o al termine degli esami di stato per i titolari di supplenza fino al 30 giugno).
Dal Gestore del Sistema informativo, per le vie brevi, abbiamo avuto ulteriori precisazioni sulle procedure di assunzione della fase B:

  • gli aspiranti, sia soddisfatti che non soddisfatti, riceveranno una mail che li informa dell’esito della procedura. Nel caso di aspirante soddisfatto, in archivio sarà presente anche un documento di proposta di assunzione;
  • su POLIS ci sarà la funzione di accettazione/rinuncia alla proposta di assunzione;
  • a fronte dell’accettazione verrà collocato un pdf di “perfezionamento della proposta di assunzione” nell’archivio personale dell’aspirante.

Precisiamo, inoltre, che la scelta della sede di servizio avverrà dal 12 al 14 settembre.

Una sentenza che valorizza il ruolo della contrattazione

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Con la sentenza 178/2015, di cu sono state rese note ieri le motivazioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il reiterato blocco dei contratti pubblici. Sui contenuti e sul significato della sentenza, che "travalica la sola dimensione retributiva della contrattazione", proponiamo una prima nota di commento redatta per noi da Carmine Russo, docente di Diritto del Lavoro all'Università La Sapienza di Roma.

Per comprendere fino in fondo il significato della sentenza della Corte Costituzionale 178/2015, che ha dichiarato l’illegittimità del blocco della contrattazione collettiva nel settore pubblico, bisogna partire dalla fine e cioè dal fatto che la Corte la definisca come sentenza di accoglimento per “illegittimità costituzionale sopravvenuta” e ne faccia decorrere gli effetti a partire dalla data di pubblicazione.
Nelle tipologie delle sentenze della Corte Costituzionale le sentenze “per illegittimità sopravvenuta” (in senso stretto) sono quelle con cui la norma sottoposta ad esame pur non presentando vizi di costituzionalità al momento della sua entrata in vigore, lo diviene in seguito ad eventi che possono metterne in discussione la legittimità.
In altre parole la Corte Costituzionale non dichiara illegittimo il primo provvedimento che ha determinato il blocco (d.l. 78/2010), ma tutti quelli che intervenuti successivamente (d.l. 98/2011, l. 147/2013 e l. 190/2014) hanno reso quel blocco temporaneo strutturale, sovvertendo ogni carattere di temporaneità e eccezionalità.
Ciò che quindi viene sanzionato non è il blocco della contrattazione in quanto tale, che può anche determinarsi se condizioni gravi di finanza pubblica lo ipotizzano come possibile, parziale e temporanea soluzione, ma il fatto che il suo protrarsi per un periodo prolungato, continuo e indeterminato gli facciano perdere quei caratteri di provvisorietà ed eccezionalità che sono i soli a consentire la sospensione di un diritto costituzionalmente riconosciuto.
Detto ciò, è importante evidenziare quale sia il parametro di illegittimità utilizzato dalla Corte, considerando che i giudici che hanno rimesso la questione alla Corte (Tribunale di Roma e Tribunale di Ravenna) avevano ipotizzato il contrasto con diversi articoli della Costituzione. Ma la Corte non ha ritenuto legittimo il riferimento:
- all’art. 2 e all’art. 3 (presunta disparità di trattamento tra comparti del pubblico impiego e tra questi e il settore privato) perché sia tra i settori che tra i comparti pubblici sussistono differenze di status che giustificano differenze di trattamento anche da parte del legislatore;
- all’art. 35 (tutela del lavoro) perché valgono le valutazioni svolte sui precedenti due articoli
- all’art. 36 (retribuzione proporzionata e sufficiente) perché singoli provvedimenti eccezionali possono giustificare la sospensione del parametro della retribuzione proporzionale.
Al contrario la Corte ha ritenuto che il prolungamento del blocco contrasti con l’art. 39 Cost. (libertà sindacale) per diverse ragioni:
- perché il principio di libertà sindacale non può essere scisso da quello di attività e se si blocca la contrattazione di fatto si impedisce l’espressione della libertà;
- perché i due principi sono tutelati sia da norme internazionali (Convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro che l’Italia ha recepito) che comunitarie cui l’Italia aderisce (giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, Carta di Nizza, Carta sociale europea)
- perché nel sistema delle fonti del lavoro pubblico italiano, la contrattazione ha un ruolo fondamentale non solo per la contrattazione della retribuzione ma anche per quella del merito e delle altre condizioni di lavoro che finiscono per incidere anche su aspetti organizzativi dei servizi.
La Corte conclude affermando che “il carattere ormai sistematico di tale sospensione sconfina, dunque, in un bilanciamento irragionevole tra libertà sindacale (art. 39, primo comma, Cost.), indissolubilmente connessa con altri valori di rilievo costituzionale e già vincolata da limiti normativi e da controlli contabili penetranti (artt. 47 e 48 del d.lgs. n. 165 del 2001), ed esigenze di razionale distribuzione delle risorse e controllo della spesa, all’interno di una coerente programmazione finanziaria (art. 81, primo comma, Cost.).
Il sacrificio del diritto fondamentale tutelato dall’art. 39 Cost., proprio per questo, non è più tollerabile”.
L’importanza di questa sentenza è quella di travalicare la sola dimensione retributiva della contrattazione per affermare la sua importanza anche sotto il profilo più generale degli effetti positivi che essa può avere sull’organizzazione e, seppure indirettamente, la Corte finisce per criticare provvedimenti legislativi che possano irrimediabilmente compromettere il ruolo di rappresentanza e tutela svolto dai sindacati a favore dei lavoratori.

Una sentenza che valorizza il ruolo del sindacato

In Gazzetta Ufficiale la legge, è la numero 107 del 13 luglio 2015

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Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di riforma della scuola approvata in via definitiva dalla Camera il 9 luglio scorso. E' la legge 13 luglio 2015, n. 107. Come stabilito nell'ultimo comma, la legge entra in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione in G.U., quindi a partire dal 16 luglio 2015.
Di seguito, una dichiarazione rilasciata dal segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima.
"Sulla legge che da domani entrerà in vigore restano tutte le ragioni di dissenso che per mesi la Cisl Scuola ha in tanti modi rappresentato, chiedendo con insistenza un confronto che il governo e il suo premier hanno ostinatamente negato, assumendosi la grave responsabilità di scelte sbagliate compiute con arroganza e presunzione, senza la scuola e contro la scuola.
Insieme al dissenso vi è oggi la preoccupazione per i tanti effetti negativi che l’applicazione della legge potrà produrre, a partire dalla gestione di un piano di assunzioni che non risolve i problemi del precariato e che potrebbe innescare un vasto contenzioso; ma è più in generale lo squilibrio introdotto rispetto a ruoli e competenze delle diverse componenti dell’autonomia scolastica a esporre il sistema al rischio di tensioni, divisioni e conflittualità interne, che potrebbero manifestarsi già dall’avvio del prossimo anno scolastico.
La Cisl Scuola ribadisce la volontà di proseguire con determinazione nell’impegno volto a salvaguardare, attraverso la propria azione sindacale, un’idea di scuola fondata su partecipazione, condivisione e collegialità, per la cui affermazione resta comunque fattore decisivo il protagonismo professionale che si esprime nel concreto lavoro di ogni giorno".

Docenti, assunzioni (“fase zero”) 15/16, dal Miur i provvedimenti

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Dopo la specifica informativa svoltasi ieri pomeriggio al Miur, l’amministrazione ha emanato le disposizioni per le assunzioni a tempo indeterminato di 36.627 docenti, di cui 14.747 per il sostegno, come da contingente autorizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la copertura del turn over. Per dette assunzioni sono previste le consuete procedure.
Questi, i provvedimenti:
il decreto ministeriale prot. n. 470 del 7.7.2015, di autorizzazione del contingente;
il contingente definitivo dei posti con il riparto per provincia, posto comune/classe di concorso e posti di sostegno comprensivi della ripartizione per aree per la scuola secondaria di secondo grado;
la nota prot. n. 20299 del 10.7.2015 di trasmissione del decreto e delle tabelle del contingente;
l’allegato A alla nota 20299 contenente le istruzioni operative. Rispetto alle istruzioni fornite lo scorso anno sono state stralciate le parti relative alle compensazioni nei casi di carenza di aspiranti: in questa fase dette compensazioni non si faranno perché tutte le disponibilità residuate “convoglieranno” nelle fasi successive di assunzioni, quelle - cioè - previste dal piano straordinario inserito nella legge di riforma appena approvata dal Parlamento.
Agli uffici periferici è stata data indicazione di concludere l’individuazione dei destinatari entro il 14 agosto mentre la sede provvisoria sarà conferita entro il 31 agosto (al termine delle operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria del personale di ruolo).
Le disposizioni non comprendono le assunzioni del personale educativo sui 46 posti di specifico turn over per il quale si è ancora in attesa di autorizzazione da parte del Mef.
Files:
dm_470_7lug_15.pdf1.3 M
Docenti_ContingentiNomine1516.pdf1.5 M
nota_20299_10lug_15.pdf119 K
nota_20299_allA_10lug_15.pdf240 K

Risparmiamo alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107. I possibili comportamenti

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La legge 107/2015 in molte sue parti confligge con principi costituzionali e disposizioni normative e contrattuali. Ciò avviene, ad esempio, nel momento in cui essa lede la libertà d’insegnamento, crea un’autorità salariale nella figura di una sola persona (caso unico nei rapporti di lavoro pubblici), introduce meccanismi di valutazione individuale a cui conseguono premi in denaro che dovrebbero invece seguire la disciplina contrattuale.

A tal fine, fermo restando il doveroso rispetto dell’autonomia professionale dei docenti e del personale ATA e di quella degli organi collegiali di governo della scuola, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda forniscono alcune indicazioni di possibili e pienamente legittimi comportamenti, con lo scopo esclusivo di evitare che la legge 107 possa arrecare grave pregiudizio all'efficacia dell'azione educativa e formativa e alla professionalità del personale scolastico.

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"Sbloccate" le supplenze Ata per l'a.s. 2015/16: un buon risultato

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Si è appena concluso, nel pomeriggio odierno, l'incontro al Miur sospeso nella mattina in attesa di avere conferma dalla Funzione Pubblica sulla possibilità di autorizzare le supplenze del personale ATA per l'a.s. 2015/16, bloccate dalla nota 25141 dello scorso 10 agosto "in attesa del completamento delle procedure di ricognizione e di mobilità del personale delle Province e delle città metropolitane da ricollocare presso altre amministrazioni".
Poiché la mobilità del personale dipendente delle Province si attuerà in due fasi di cui una a marzo e una a luglio 2016, tra Miur e Funzione Pubblica si è concordato che eventuali passaggi nel comparto scuola non avvengano prima della prossima estate.
Conseguentemente su tutti i posti vacanti e disponibili nonché sulle disponibilità dell'organico di fatto si effettueranno - per tutti i profili (assistenti amministrativi compresi) - le supplenze dalle graduatorie dei “24 mesi”, con durata fino al 30 giugno.
Nel corso dell'anno, verificata l'effettiva consistenza della mobilità dalle Province, i contratti di supplenza conferiti fino al 30 giugno, su posti originariamente fino al 31 agosto, saranno prorogati.
La soluzione decisa oggi sarà oggetto sia di comunicazione ai Direttori Regionali nel corso della Conferenza di Servizio in programma domani al Miur sia di uno specifico provvedimento di integrazione alla suddetta nota 25141, che l’amministrazione emanerà tempestivamente.
La Cisl Scuola
ritiene questo un primo buon risultato a tutela del personale precario ATA;
reitera comunque la richiesta di ottenere le assunzioni in ruolo almeno sui 6.243 posti per i quali è stata chiesta l'autorizzazione al Dipartimento della Funzione Pubblica e al MEF.
Tale autorizzazione risulta ad oggi bloccata per tutti i profili, stante l'interpretazione della Funzione Pubblica secondo cui i soli posti non coinvolti nella possibile mobilità dalle Province siano quelli dei docenti e del personale educativo. L'Amministrazione ha convenuto sul fatto che le nomine in ruolo, ancorché giuridiche, possano essere effettuate anche in corso d'anno.

Mobilità Dirigenti Scolastici a.s. 2015/16

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Mobilità Dirigenti Scolastici a.s. 2015/16

 L'USR ha pubblicato in data odierna i mutamenti di incarico dei Dirigenti scolastici decorrenti dal 1/9/2015 come risultanti nell’unito prospetto A, che costituisce parte integrante del provvedimento.

Il prospetto B, riporta l’elenco dei Dirigenti scolastici in scadenza di incarico al 31/08/2015 confermati nelle sedi di attuale assegnazione.
Al presente provvedimento, con valore di notifica nei confronti degli interessati, seguiranno i singoli provvedimenti di incarico dirigenziale e l’annesso contratto economico.
Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso al Giudice Ordinario in funzione di Giudice del Lavoro, ai sensi dell’ art.63 del D.Lgs.165/01.

Allegato A

Allegato B

DDG USR Sicilia-Prot10164-22luglio2015
 

 

 

 

Dirigenti scolastici, le dotazioni organiche per l'a.s. 2015/16

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Il Miur ha emanato il D.M. 6 luglio 2015, n. 466, concernente le dotazioni organiche dei dirigenti scolastici per l’a.s. 2015/16. Parte integrante del decreto è la tabella con le istituzioni scolastiche sedi di dirigenza divise per regione. Dalla tabella si desume che le istituzioni scolastiche sono 8.382 di cui 385 sottodimensionate alle quali ultime dovranno essere assegnati dirigenti scolastici con incarico di reggenza. Per avere il numero complessivo di scuole da coprire con incarico a tempo indeterminato, alla differenza dei due su riportati totali (8.382 – 385 = 7.997) devono sommarsi i 126 posti di CPIA (attivati nell’a.s. 2014/15 o che saranno attivati nell’a.s. 2015/16): 7.997 + 126 = 8.123. Il decreto 466 è stato già inviato dal Ministero agli organi di controllo per la abituale registrazione.

Scrima: una brutta legge, una pessima giornata per la scuola

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È una brutta legge quella approvata oggi dal Parlamento, che non risolve ma aumenta i problemi della scuola, ridotta ancora una volta a pretesto per giochi politici fini a se stessi. Il nostro giudizio è pesante sia per i contenuti del provvedimento, sia per il modo in cui è stato gestito il percorso che ha condotto alla sua approvazione. Il governo si assume la grave responsabilità del mancato confronto col mondo della scuola, di cui ha voluto trascurare irragionevolmente il grande patrimonio di idee, competenze, esperienze, professionalità. Sono queste le energie su cui può contare ogni giorno il nostro sistema formativo e che da sempre ne sostengono i più qualificati processi di innovazione.
Il governo invece, convinto che la scuola si possa governare e riformare a colpi di slogan, ha scelto di non tenerne conto, e i risultati si sono visti nel confuso “fa e disfa” con cui ha messo a punto le sue proposte, trasfuse in un provvedimento di legge che spesso rasenta l’incostituzionalità e il cui percorso di approvazione appare segnato da non poche forzature.
Contro questa legge il mondo della scuola, con una coralità senza precedenti, ha manifestato per mesi il suo dissenso, costretto dal governo a percorrere la via della protesta dopo che si è visto negare ogni opportunità di rappresentare e discutere le sue ragioni e le sue proposte.
Sbaglia clamorosamente chi tenta di dipingere le nostre piazze affollate come l’espressione di una resistenza corporativa al cambiamento: su ogni aspetto toccato dalla legge, dalle assunzioni - numero e modalità - alla gestione del personale, alla valutazione, alla valorizzazione del merito, esistono precise e argomentate proposte, elaborate e condivise dalle più accreditate espressioni dell’associazionismo professionale e sindacale, che il governo non ha mai tenuto nella benché minima considerazione. Arroganza e presunzione sono del resto tratti evidenti del suo comportamento, segnato anche da impegni non mantenuti e promesse disattese (da ultimo, quella di una pausa di riflessione da compiersi con una “conferenza della scuola” di cui ovviamente non si è fatto nulla), a cui si è aggiunto più volte il tentativo di far pesare il ricatto delle assunzioni per estorcere il consenso su proposte clamorosamente sbagliate.
Proprio sulle assunzioni, peraltro, sta diventando ogni giorno più evidente che la proposta del governo rischia di rivelarsi un clamoroso bluff: numeri che risultano in gran parte inconsistenti, mentre non lo sono, purtroppo, quelli dei 4.000 posti che la scuola avrà in meno - 2000 docenti, 2000 unità di personale amministrativo e ausiliario – il prossimo settembre. Le stesse farraginose procedure di assunzione sono destinate a innescare un diffuso contenzioso, per ragioni che appaiono evidenti a chiunque abbia un minimo di conoscenza del funzionamento della scuola, oltre che un minimo di buon senso.
Ma si estende in termini più generali il rischio che questa riforma introduca nel sistema non gli asseriti “fattori di sana competizione”, ma preoccupanti e pericolosi fattori di conflitto e tensione, minando alla radice l’idea di scuola come comunità che educa e istruisce, fondata su principi e pratiche di partecipazione, condivisione, collegialità e cooperazione fra le diverse figure professionali.
Noi quell’idea di scuola siamo impegnati ad affermarla e difenderla con determinazione anche rispetto alle modalità con cui si vorrà dare attuazione a questa legge, sia con riferimento agli aspetti di immediata efficacia che a quelli rimessi a successiva decretazione da parte del governo. Soprattutto la difenderemo in sede contrattuale, nell’ambito di un rinnovo del contratto che è la stessa Corte Costituzionale a indicare come doveroso e ineludibile.
Per queste ragioni la nostra mobilitazione, che ha saputo fin qui coinvolgere tanti lavoratori, al di là delle differenti opinioni, sensibilità e appartenenze, non finisce certo oggi, con questa giornata che per il mondo della scuola non può che definirsi pessima.
Roma, 9 luglio 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola